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L’incontro

Il mio primo incontro col mastino verace non sembrava che fosse un episodio tale da doversi imprimere nella mia vita. Non fu un impatto quindi, ma una semplice accettazione della presenza dell’uno e dell’altro.

Pur tuttavia fu un qualcosa che mi rimase dentro! Avevo , allora, circa quattro anni e mio zio, il più giovane dei cinque fratelli di mio padre, ogni tanto mi diceva: e pure uno di questi giorni ti porterò a vedere  << U Cacciuttone>>, che tengo in campagna …

… E finalmente quel giorno arrivò.

Stringendo la mia manina nella sua manona enorme e dura di uomo più alto di un metro e novanta, mi condusse col suo calesse nella sua campagna che distava solo un paio di chilometri da casa mia.

Arrivati cercavo con gli occhi questo grande << Cacciuttone>>, ma non vedevo nulla. Tra la moltitudine di oche starnazzanti, tra le tante galline che razzolavano un po’ dovunque, non c’èra nulla che rassomigliasse vagamente ad un cane. Mio zio, leggendo nel mio desiderio, mentre staccava il cavallo dal calesse disse:  guarda lì ed indicò nella direzione di un grosso rovo pieno di spine. Io guardai … guardai bene, ma non vedevo altro che un grosso rovo di more selvatiche, di cane neppure l’ombra!

Ma ad un tratto, al breve fischio di mio zio, vidi come se quel rovo si gonfiasse come se si sollevasse e da un buco nero che stava alla base vidi uscire un enorme, maestoso e possente cane nero, più nero del buco da cui spuntava!

E … Vidi il Cane!

Con i miei lunghi quattro anni gli arrivavo appena alla biforcazione della giogaia!

Tutta la sua enorme testa, gocciolante bava, mi sovrastava!

Strinsi inavvertitamente un pochino di più la mano di mio zio, forse un po’ per paura ed un po’ per ringraziarlo …

Avevo un enorme giocattolo che si muoveva. Un giocattolo che si arrendeva benevolmente a mia completa disposizione, che comprendeva capricci … giochi … desideri. E fu un vero compagno di giochi, festante ed umile anche nella mia incosciente, infantile esuberanza!

Un amichevole compagno di giochi … finché mio zio non lo lanciò contro quei due giovinastri … appollaiati sui rami contorti della quercia, che maestosa dominava tutto l’intero giardino. Allora e solo allora seppi e conobbi chi era veramente << U Cacciuttone>>!

Mio zio li aveva sorpresi lì a rubare un giorno ed io che ormai ero diventato la sua ombra per via del cane, assistetti ansioso e perplesso a tutta la scena … scena che non sono più riuscito a dimenticare. Quei due, ladri e smilzi, emanavano dai loro visi sconvolti, dagli occhi stranamente umili nel loro ambiguo tremolio, solo tanta paura.

Mio zio disse loro: ehi guagliù … vedete quella quercia l’aggiù, io vi lascerò andare liberi se voi riuscirete ad arrampicarvi su di essa prima del mio cane, che lascerò partire solo quando sarete a metà strada e così dicendo porse loro dei lunghi bastoni per potersi difendere.

Arrivarono quasi assieme. Il cane era un treno … ma quelli volavano con quei loro piedi scalzi che quasi non toccavano terra. Poi il cane incominciò a saltare e quelli gridavano di paura.

Più gridavano e più il cane saltava. I lunghi bastoni pungenti e pieni di sangue non fermavano i suoi assalti anzi lo eccitavano ancor di più. Io, rannicchiato in un angolo, intrepida attesa … attesi finchè potei ma poi infine gridai: Zio Tommà … non vedi che quei poveri <> si pisciano sotto per la paura … lasciali andare via …

Avevo visto tanto terrore i quegli occhi oscillanti e poi amavo il cane come mio compagno di giochi non come terribile guardiano.

Ma questo era stato lo scopo di mio zio. E mio zio, sorridendo alle mie parole supplichevoli, richiamò il cane e li lasciò andare via. A quel tempo, nel mio paese, c’èrano tantissimi cani, che venivano chiamati genericamente <> … Ora quegli stessi cani anche se di stazza un po’ più piccola, vengono chiamati << cani corsi>> mentre il vero mastino, che era tanto più grosso e maestoso, pieno di pelle, di rughe e di testa, era detto <> , il cane per eccellenza.

E questo fu il mio primo incontro col mastino napoletano e son trascorsi più di sessant’anni! Un incontro che lasciò nei miei occhi di piccolo uomo la visione di un grande cane nero e nel cuore il ricordo di una grande amicizia.

 

                                                                                            (Domenico Letizia)

Tratto dalla rivista "CANI"
EDITORIALE OLIMPIA
Maggio 2000

Prosa o Poesia? 

Ritratto di un amore

di Domenico Letizia.

Il mastino napoletano, un cane antico come il tempo, con occhi tristi e malinconici,ma velati da tanta saggezza, è un cane equilibratissimo perché forgiato e completato dal lungo trascorrere dei millenni nel ritmo perenne della sua naturale evoluzione … e non dalla creatività solerte e talvolta ambigua dell’ uomo che con i suoi mille incroci li plasma come vuole la moda e non come dovrebbero essere. Perciò il mastino napoletano è il Cane!

Calmo,dolce,docile … sotto un aspetto burbero e spesso sonnacchioso, nasconde un attaccamento ed un amore sconfinato per il padrone e per le cose del padrone. E questo lo rende sempre più temibile per quella genia e infida di persone che tentano di rubare, rapinare, distruggere ciò che del suo padrone.

Non ha bisogno di una scuola …

Anche il più docile e amichevole mastino sa istintivamente come comportarsi nel pericolo. Se c’è un incendio, se c’è un ladro, se c’è una pistola puntata contro di te, ti avverte con un ringhio sordo e prolungato che sembra l’esplodere di un tuono ed i suoi ottanta – novanta chili, con irruenza, ferocia,fulminea decisione atterrano e mettono fuori uso il più agguerrito dei tuoi assalitori.

Ti avverte se c’è un pericolo, ma se non c’è non abbaia per una inezia come tanti altri cani …

Perché lui è il vero cane sia da guardia che da difesa! I suoi cuccioli t’ ispirano una tenerezza infinita con quegli occhi celesti e quello sguardo sperduto e sognante che ti segue ovunque. Se non puoi dargli cibo, se non puoi dargli agi e conforto non si lamenta. Se gli togli la libertà con  una pesante catena non si lamenta … gli basta leggere nel tuo sguardo tutto l’ amore che gli porti …

… e al tramonto rosato di quell’ antica e dolce sera … l’ uomo incontrò il Cane maestoso e possente … dagli occhi di brace e del manto di lava … che scendeva solo e solenne dai sentieri della montagna di fuoco … e fu subito amore … fu subito legenda … come scrisse il Poeta!


Tratto dalla rivista "CANI"
EDITORIALE OLIMPIA
Marzo 2001


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